Phishing (da
Computer-Idea n.151 23 novembre 2005 – 5 dicembre 2005)
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di Andrea Maselli
Le cose non sono sempre così come sembrano.
Soprattutto su Internet. Lo sanno bene i truffatori, che hanno imparato ad
assumere le"sembianze" di aziende rispettabili per raggirarne i
clienti. Un'e-mail contraffatta, un sito falso ma identico all'originale, un
po' di distrazione e la vittima è presa all'amo. Signore e
signori...il"phishing"è servito!
Immaginatevi un uomo "travestito da bancomat". Immaginatevelo mentre approfitta del suo particolare punto di osservazione per annotare i codici digitati dai clienti e copiare i dati contenuti nella banda magnetica delle tessere. Anche se potrebbe suonare un po' come una scena tratta da "Totòtruffa" è già successo davvero.
E anche più di una volta. Su Internet
accade addirittura migliaia di volte ogni giorno. È il "phishing", un
fenomeno criminoso che sta assumendo proporzioni planetarie, con ritmi di
crescita al di là di ogni immaginazione. Gli osservatori ritengono che questo
genere di truffa si trovi ancora a uno stadio sperimentale, in una sorta di
incubazione, ma è evidente
a tutti che il suo livello di raffinatezza
e di efficacia cresce di giorno in giorno. Al punto che secondo le autorità di
Pubblica Sicurezza, questa diverrà presto "LA" truffa via Internet
per antonomasia.
Ma in cosa consiste esattamente? TI
phishing mira a sottrarre agli utenti Internet il loro dati personali e tutte
le informazioni utili per accedere illecitamente ai servizi finanziari di cui
le vittime sono titolari.
In sostanza i phisher (i truffatori)
cercano di impossessarsi delle password e delle username dei clienti dei
principali istituti bancari (e similari) che operano on-line.
E naturalmente non disdegnano i numeri di
carta di credito...
Ma come fanno?
Per raggiungere i loro obiettivi, i
truffatori utilizzano due approcci diversi, molto spesso combinati tra loro.
Il primo, il più noto al grande pubblico,
è quello cosiddetto del soelal englneerlng. I criminali in questo caso
realizzano delle e-mail civetta che mirano a condurre i destinatari su siti Web
contraffatti, spingendoli a fornire in quella sede i propri dati riservati.
I phisher cercano cioè di apparire agli
occhi della loro vittima come i veri fornitori del servizio bancario, che si
mettono in contatto con il proprio cliente per avere una conferma sui suoi dati
personali. Le e-mail in questo caso sono progettate con tanto di loghi e
intestazioni contraffatte, in modo da apparire le più verosimili ed
"ufficiali" possibili, mentre i siti Web cui i messaggi di posta
elettronica rimandano sono cloni perfetti di quelli originali. La seconda modalità
per sottrarre informazioni alle vittime potenziali è quella di ricorrere a dei
trucchetti tecnologici. Si tratta in questo caso di installare sul PC del
bersaglio uno o più troJan in grado di raccogliere dati sensibili. Molto
spesso si tratta di keylogger, software che si mimetizzano tra registro e hard
disk per poi leggere, memorizzare e trasmettere all'esterno quanto digitato
dall'utente durante la compilazione dei moduli elettronici sul Web (ivi
compreso il contenuto delle classiche caselle per l'accesso sicuro ai servizi).
Altre volte il trojan si limita raccogliere dal computer infetto tutte le
informazioni riconducibili a numeri di carte di credito, codici o password,
sfruttando algoritmi che gli consentono di discernere tra una parola e l'altra.
Ancora, tra il software finalizzato al phishing e quindi a
delinquere, vanno annoverati anche i cosiddetti hijacker che, una volta
penetrarti nel sistema, dirottano il browser su siti che ospitano altri trojan
e che sono in grado di inocularli nel PC del visitatore attraverso faUe dello
stesso browser.
Una truffa globalizzata
Anche se il phishing nasce come fenomeno
planetario, fino a un anno fa era praticamente circoscritto ai grandi istituti
finanziari nordarnericani e alle principali aziende internazionali operanti sul
Web. Ciò faceva sì che le vittime predestinate fossero quasi esclusivamente di
lingua inglese. Tuttavia, la natura "generica e massificata" degli
attacchi phishing ha fatto sì che per mesi e mesi (ma ancora oggi) anche
milioni di utenti italiani ricevessero e-mail civetta in qualità di ipotetici
clienti di istituti stranieri, come CityBank o Paribas: va da sé che
difficilmente questo genere di messaggi potevano sortire nel nostro Paese
l'effetto criminoso voluto
dai loro mittenti. Oggi le cose sono cambiate,
ed e-mail progettate specificamente per colpire i clienti di istituti italiani
giungono con quotidiana regolarità
nelle nostre caselle di posta elettronica.
TI fattore che ancora limita l'efficacia di questi messaggi è proprio la
pedestre traduzione in lingua italiana, frutto di software automatici che
rivelano l'origine extra-italiana dell'inganno. Sarebbe però pericoloso
interpretare la correttezza del linguaggio dei messaggi di phishing come un
metodo valido per smascherarli. È infatti oramai ovvio che il passo successivo
sarà proprio quello di curare la forma grammaticale e sintattica delle e-mai!,
proprio con l'intento di sorprendere anche i destinatari più diffidenti. In
realtà l'unico modo di difendersi dal phishing è quello di diffidare sempre,
prescindendo dalle caratteristiche dei messaggi e persino da quelle dei siti
Web a cui gli stessi messaggi rimandano. È infatti proprio di questi giorni
l'avvento di quello che è stato ironicamente definito "secured phishing",
ossia "phishing sicuro", una novità che è destinata ad incrinare
molte... sicurezze.
Galeotto fu il lucchetto Con il secured phishing i truffatori si sono attrezzati per
sfruttare la naturale fiducia ~he i navigatori sono propensi a riporre nelle
cosiddette "connessioni sicure", ossia nei protocolli SSL, segnalati
nella barra di stato del browser dall'oramai mitico'1ucchetto", e nella
barra di navigazione dalla dicitura "https". È infatti possibile
simulare una connessione protetta
utilizzando la cosiddetta certificazione digitale. Si tratta di una sorta di
firma elettronica che molte aziende usano al proprio interno per vidimare i
documenti in formato elettronico, e garantire quindi la provenienza. Quando il
browser tenta di aprire un documento firmato elettronicamente si comporta
esattamente come se accedesse a un sito protetto da un protocollo SSL: si
accorge della presenza di una certificazione, e ne controlla la validità.
Quindi, mentre fa comparire il lucchetto
nella barra di stato, il browser mostra a video anche una finestreUa dove
avverte il navigato re di aver incontrato sì una certificazione, ma che questa
risulta "auto-firmata" (non è cioè rilasciata da un ente
certificatore terzo, ma è una sorta di firma personale). Starebbe all'utente a
questo punto rinunciare alla connessione facendo clic su "No",
Tuttavia l'esperienza insegna che il navigatore medio non è né così attento né
così esperto da cogliere il senso dell'avvertimento e continua comunque la
navigazione (o la transazione) rassicurato dall'idea che una qualche forma di
"certificato" lo sta proteggendo.
Al di là del caso di specie, andrebbe
ricordato che, comunque, anche una vera connessione protetta SSL garantisce
soltanto che i dati vengono trasmessi in forma criptata e che, pertanto, non
sono intercettabili da terzi.Il
"lucchettino" quindi, può garantire semplicemente la
connessione, ma non dice assolutamente nulla su chi si trovi effettivamente
all'altro capo del collegamento. Neppure questi indicatori possono dunque
essere considerati come un discrimine valido tra siti Web originali e i loro
doni truffaldini.
Vorrei spezzare una... fiocina Qualche tempo fa IBM ha segnalato che si
sta affermando un modalità di phishing rivoluzionaria e potenzialmente letale
per le vittime. Si tratta del cosiddetto "spear phishing",
letteralmente "pesca con la fiocina". Come già il nome lascia
intuire, si tratta di una truffa mirata, ossia costruita su miswa per colpire
utenti di cui siano già noti alcuni tratti o addirittura le generalità complete.
Come già detto infatti, il phisher di
regola spara le sue. ..e-mail esca" nel mucchio, contando di riuscire a
colpire soprattutto le persone più impressionabili e, in particolare, quelle
che, per combinazione, siano proprio titolari del servizio contraffatto. Lo
spear phishing invece fa il salto di qualità. Viene condotto dall'interno
dell'istituto bersaglio, a volte dagli stessi dipendenti del fornitore del
servizio originale, in particolare da quelli che possono accedere alle
generalità di un alto numero di potenziali vittime. In questo modo è possibile
progettare e-mail civetta ad hoc, citando alloro interno il nome e il cognome
del destinatario, o magari perfino il suo numero di codice cliente, di conto
corrente o quant'altro di cui la "talpa" possa disporre. La vittima
tende a fidarsi istintivamente di un messaggio che paia indirizzato proprio a
lei e che dimostri implicitamente che il mittente è già in possesso di una gran
quantità di informazioni sul suo conto.
Uragani e intermediari
A volte il phisher, anziché costruire un
sito Web contraffatto, donando l'originale, può tentare di coprire la propria
attività (e ritardare il momento in cui la vittima si renderà conto
dell'inganno) proponendosi come "intermediario" tra la vittima predestinata
e illegittimo servizio. È capitato per esempio negli Stati Uniti in occasione
dell'uragano Katrina, quando centinaia di e-mail hanno invitato altrettanti
utenti del Web a venire in aiuto della Croce Rossa, contribuendo con la propria
carta di credito. L.e-mail rimandava effettivamente al vero sito della Croce
Rossa, ma sopra di esso apriva soltanto una finestrella pop-up da compilarsi.
Una volta eseguita l'operazione, la
finestrella spariva, lasciando credere alla vittima di turno di aver realmente
contattato la nota associazione umanitaria. Da qui il ritardo (o la mancanza)
della denuncia alle Autorità competenti.
In occasione dell'uragano Katrina sono
comunque stati creati quasi 200 siti Web "falsi" per intercettare le
donazioni dirette alle principali organizzazioni umanitarie realmente coinvolte
nella raccolta di fondi; accadde esattamente la stessa cosa con il drammatico
tsunami del Sud Est asiatico del dicembre scorso, quando nel giro di pochi
giorni vennero venduti a destra e a manca centinaia di dominii che suonavano
come "helptsunami", "tsunamirelief",
"tsunamidonation", e via di questo passo.
Inutile dire che da quei dominii ai
sopravvissuti indonesiani è arrivato ben poco...
Quel messaggio non passerà!
Al momento ci sono ben poche difese tecniche
contro
il phishing. La lotta tecnologica opera
comunque su due fronti: da'una parte si stanno sviluppando strumenti per
filtrare la posta elettronica, con l'intento di individuare all'origine le
..e-mail truffa"; dall'altra si cerca di dotare
i browser di una sorta di
"intelligenza" che consenta loro di individuare la natura truffaldina
dei siti clone in tempo reale durante la navigazione, avvisando opportunamente
l'utente e bloccando ogni possibile interazione.
Per quanto riguarda la posta elettronica,
i filtri hanno
il compito di capire se un determinato
messaggio provenga realmente dall'indirizzo da cui "sostiene" di
essere stato spedito. Infatti il campo "Da:/From:" di una e-mail può
essere facilmente falsificato per indurre il destinatario a ritenere che il
mittente sia diverso da quello che in realtà appare. Perché però il software
possa effettuare questo tipo di verifica è necessario che il mittente partecipi
a uno "schema di verifica", che prenda cioè parte a un . programma
internazionale contro le frodi via e-mail.
Tra i più noti c'è, per esempio
"Sender Policy Framework" (SPF). il meccanismo con cui operano questi
schemi di verifica è più o meno questo... Prendiamo il caso di eBay: nel
momento in cui si è associato al circuito SPF ha dovuto fornire un certificato
dove vengono specificati tutti i server che sono autorizzati ad inviare e-mail
con il dominio eBay.com. Ora supponiamo che un utente di Fastweb riceva
un.e-mail da eBay. Fastweb; anch'esso partecipante a SPF, va a verificare
automaticamente che il server di provenienza del messaggio sia uno di quelli
inclusi nel certificato depositato da eBay. Se il server si trova nella lista, allora il programma di posta
elettronica dell'utente (o il software antispam a esso collegato), ove supporti
lo standard SPF, bollerà il messaggio come "genuino".
Se, viceversa il server di provenienza non
è elencato nel certificato, il messaggio verrà marchiato come
"sospetto". Se uno dei due dominii (mittente o destinatario) non partecipa
al programma SPF, ovviamente sul messaggio non potrà essere eseguita alcuna
analisi.
Con la Service Pack 2 per Office 2003,
anche Microsoft ha inserito un sistema di filtraggio contro le e-mail
fraudolente nel proprio client di posta elettronica Outlook.
Abbassate la barra
Al secondo "fronte di guerra"
appartengono le cosiddette "barre anti-phishing" che operano in
simbiosi con il browser. il meccanismo di funzionamento di tutti questi
strumenti è analogo: una centrale elabora continuamente una "lista
nera" di siti ritenuti fraudolenti e la invia a ciascun delle barre
installate.
Queste, così aggiornate, intervengono sul
browser per impedire l'accesso ai siti segnalati. Si tratta in sostanza di
meccanismi di allerta preventivo, del tutto simili a quelli che presiedono al
meccanismo di aggiornamento in tempo reale degli antivirus.
I più grandi produttori di browser stanno
comunque cominciando a integrare queste tecnologie direttamente all'interno dei
loro prodotti. Netscape ha inserito nella versione 8.0 del suo browser un
sistema per bloccare l'accesso i siti che sono sospettati di ospitare programmi
spyware o di dar luogo ad attività di phishing: anche questo meccanismo opera
sulla base di una "lista nera" , inviata al browser che, poi, si
occupa di impostare il livello di sicurezza adeguato ogni qual volta dovesse
entrare in contatto con i siti "proscritti", rendendoli così
inoffensivi
per l'utente. La stessa Microsoft ha
annunciato che la versione 7.0 di Internet Explorer includerà funzionalità anti-phishing,
mentre una tecnologia analoga (Microsoft Phishing Fitter) sarà inserita anche
neUa barra di ricerca di MSN. Già oggi può essere scaricata gratuitamente la
versione beta di un add-on per la barra di MSN che le conferisce queste
capacità "antifrode" (http://addins.msn.com/phishingfilter).
Molto interessante anche l'esperimento di
NetCraft che ha sviluppato una barra anti-phishing gratuita di tipo
"coUaborativo" (scaricabile al sito http://toolbar.netcraft.com). In sostanza, non appena un utente segnala
!'indirizzo di un sito che esercita il phishing, a tutti coloro che hanno
instaUato la barra di Netcraft -
previo controUo deUa
veridicità deUa segnalazione viene impedito di accedervi. Se il sito su
cui l'utente sta navigando è sconosciuto aU'archivio di Netcraft, la barra ne
analizza comunque alcuni parametri ed esprime un giudizio suU'affidabilità del
sito tramite una sorta di termometro presente neU'interfaccia: più !'indicatore
si colora di rosso, maggior è la probabilità che il sito costituisca un rischio
per il navigatore.
La barra di Netcraft controUa anche l'IP
address cui corrisponde !'indirizzo di ogni sito, evidenziando la località
geografica'neUa quale si trova il server che lo ospita: così facendo il
navigatore può facilmente rendersi conto di una
eventuale frode, dal momento che è
altamente improbabile, tanto per esemplificare, che il server di Fineco possa
trovarsi in Romania. Tutti i maggiori produttori di antivirus, stanno comunque
dandosi da fare per arricchire i propri software con specifiche protezioni
anti-truffa. Symantec ha addirittura acquisito la società WholeSecurity,
specializzata in prodotti per contrastare le frodi basate sul furto d'identità.
Questa società è titolare del "Phish Report Network", una tra le più
grosse centrali di raccolta di indirizzi di siti che praticano il phishing nel
mondo,
ed è lo stesso circuito informativo cui
fanno riferimento, per esempio, gli strumenti di sicurezza di Microsoft.
In pratica il
PRN sta al phishing, come una centrale che individua e raccoglie le tracce
virali sta ai virus informatici. C'è da credere che presto vedremo gli effetti
di questa acquisizione all'interno dei prodotti Symantec.
Se rimanete vittima di una
e-mail o di un sito fraudolento, non fatevi prendere dal panico. Nulla è
perduto, anche perché, ad onore del vero,solo una minima percentuale di coloro
che cadono nel tranello del phisher si ritrovano poi ammanchi sul proprio
conto corrente. A ogni modo è fondamentale agire in fretta per minimizzare
ulteriormente il rischio che il truffatore possa trarre vantaggio dai dati
di cui è entrato in possesso con l'inganno. Agite così: Informate tempestivamente
l'azienda coinvolta utilizzando gli appositi numeri verdi. Non
limitatevi a inviare un' e-mail, ma telefonate subito! Se il
furto di dati riguarda un bancomat o una carta di credito, bloccateli immediatamente. Se il furto riguarda i dati del
vostro account eBay e potete
ancora accedervi, cambiate subito la vostra password. Se vi accorgete che
è già stato sequestrato, segnalatelo a eBay con l'apposita procedura
guidata: l'azienda provvederà alla sospensione dell'accountfino al
completa mento delle indagini necessarie. Se il furto riguarda il
vostro account Paypal e potete ancora accedervi, analogamente a quanto indicato al punto precedente,
modificate immediatamente la vostra password e verificate che non siano già state
effettuate operazioni di pagamento o prelievo. Sporgete formale denuncia
presso un posto di Pubblica Sicurezza.

Che fare se ci si casca


Pronto?
Mi
vogliono... pescare!
Ecco i numeri da contattare per
segnalare tempestivamente
casi di phishing agli istituti
finanziari. Questi numeri possono essere utilizzati anche per il bocca di carte
e account.
Società Numero
verde
per segnalazioni | e-mail per segnalazioni
|
American Express |
800-864046 |
|
|
Banca Carim |
800-018871 |
|
|
Banca Intesa |
800-020202 |
|
|
Banca Sella |
800-822056 |
info@sella.it |
|
Banco di Sicilia |
800-830088 |
|
|
Banco Posta |
|
|
|
(Poste Italiane) |
803-160 |
info@poste.it |
|
BPN |
800-080060 |
|
|
Carige |
800-778877 |
|
|
Carime |
800-665588 |
|
|
Credem |
800-273336 |
|
|
Diner's |
800-864064 |
|
|
eBay |
|
spoof@ebay.com |
|
Fineco |
800-525252 |
|
|
PayPal |
|
spoof@paypal.com |
|
San Paolo |
800-303302 |
|
|
Servizi Interbancari |
800-151616 |
|
|
Top Card |
800-900910 |
|