PERCHÉ???
Perché le nostre firme e le nostre richieste continuano ad essere ignorate?
Perché il Sindaco non convoca il Consiglio Comunale chiesto più di 20 giorni fa, violando così la legge, lo Statuto Comunale e offendendo la democrazia di cui tanto si riempie la bocca?
Perché non possiamo sapere cosa succede?
Perché si finge che tutti accettino la cava senza aver mai chiesto davvero ai cittadini se la vogliono? E si racconta poi che nulla si può fare perché è già stato tutto deciso….Peccato che ci si riferisca ad un procedimento dichiarato scaduto dalla Regione ben 10 anni fa e che, se ci fosse la volontà, si potrebbe intervenire in ogni momento. E invece si rinvia…..
Perché non si ha il coraggio neppure di nominare i disagi che la cava comporterà?
Anche la CPS, l’impresa che dovrebbe aprire la cava, suscita qualche perplessità. Come non preoccuparsi quando si legge che Maurizio Grigolin, titolare della CPS, sarebbe stato rinviato a giudizio per furto di ghiaia, invasione di terreni demaniali, sabotaggio di opere militari e danneggiamento ambientale? E non si tratta della prima vicenda giudiziaria che coinvolge i Grigolin…
Siamo davvero sicuri che non avremo problemi?
Un Sindaco DEVE rispondere ai suoi concittadini ed il non farlo RAPPRESENTA UN ATTO GRAVISSIMO ED AMBIGUO che offende profondamente le comunità di Raveo e di Esemon di Sopra.
RITENIAMO INQUALIFICABILE il comportamento che i "nostri rappresentanti" (???) stanno tenendo e chiediamo una risposta più seria delle sconclusionate dichiarazioni rilasciate dal Sindaco a mezzo stampa.
Comitato Contro la Cava di Raveo
Pres. Pecol Lino
Via Fravins 11/1- Raveo (UD)
Tel. 0433-746212 Cell. 3200932058
e-mail: controcavaraveo@infinito.it
sito:
http://www.piovesan.net/raveoChi c’è dietro la CPS? …Maurizio Grigolin che è il legale rappresentante dell’impresa che dovrebbe aprire la cava a Raveo
30/07/2002
Piave saccheggiato, 14 sotto inchiesta
I Grigolin accusati di furto di ghiaia
occupazione abusiva, sabotaggio militare
Una maxi-indagine del Corpo Forestale sullo scempio della golena. Trovati rifiuti pericolosi
Quando gli uomini del Corpo Forestale sono arrivati sulla golena del Piave pensavano di restarci appena qualche ora. Il tempo di controllare una vasca rifiuti che, secondo una segnalazione, risultava profonda il doppio rispetto all'autorizzazione. In realtà, da quegli argini, gli investigatori non si sono più mossi per mesi, impegnati a rilevare una lunga serie di violazioni diventate oggetto di una maxi-inchiesta coordinata dal sostituto procuratore Giuseppe Salvo. Dal furto di ghiaia all'invasione di terreni demaniali, dal sabotaggio di opere militari al danneggiamento ambientale: questi i reati contestati ai re della ghiaia, Maurizio e Roberto Grigolin. Ma nell'indagine sullo scempio del "fiume sacro" sono finite altre 12 persone.
Le posizioni più delicate nell'ambito dell'inchiesta chiusa in questi giorni dalla Procura sono quelle di
Maurizio e Roberto Grigolin, legali rappresentanti rispettivamente della "Fornaci Calce Grigolin spa" e della "Superbeton spa" di Ponte della Priula. I Grigolin, stando alle contestazioni degli inquirenti, avrebbero rubato la ghiaia del Piave prelevandola dalla golena e dall'alveo del fiume in occasione di una piena (quando, sospettano gli investigatori, le tracce del presunto furto possono essere facilmente cancellate). Ma non basta: gli imprenditori avrebbero occupato abusivamente circa 6.500 metri quadri di terreno demaniale sulla sponda sinistra, a sud degli impianti, per stoccare materiali di vario tipo: silos, nastri trasportatori, mezzi in disuso, copertoni usati, tubi, 4 bidoni da 200 litri pieni di olio e grasso esausti (considerati rifiuti pericolosi). In quest'area "acquisita" avrebbero fatto degli scavi in profondità finendo per sabotare l'oleodotto che rifornisce di carburante una base militare Nato (per la Forestale c'è stato un vero e proprio rischio esplosione). Le aziende Grigolin, infine, avrebbero danneggiato la vegetazione spontanea del fiume realizzando vie di penetrazione in una zona sottoposta a vincolo ambientale tra l'alveo e gli impianti di lavorazione degli inerti. Accuse pesanti, respinte dagli imprenditori coneglianesi. Che, comunque, nell'inchiesta non sono finiti da soli. Sotto accusa anche Giuseppe e Giuliano Boscaratto, soci dell'omonima azienda di autotrasporti, che avrebbero effettuato depositi di materiali occupando la golena, mutando lo stato dei luoghi e distruggendo la bellezza naturale del territorio. Bruno Pivato, Tiziano Fornasier e Fabrizio Meneguz, invece, sono i dipendenti delle aziende Grigolin che il 12 ottobre del 2000, nel corso di una piena del fiume, furono scoperti dagli uomini del Corpo Forestale con "le mani nella ghiaia", mentre prelevavano il materiale dalle aree demaniali.[….]
sabato 27 settembre 2003
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BELLUNO |
Per furti di ghiaia nel Piave
Altre inchieste nel trevigiano
BELLUNO. L'operazione della Forestale di Belluno e Treviso non è la prima contro i furti di ghiaia dal Piave e dai suoi affluenti. E' del maggio scorso la chiusura delle indagini della procura di Treviso per un caso clamoroso di saccheggio. Quattordici persone sono state rinviate a giudizio per furto di ghiaia, invasione di terreni demaniali, sabotaggio di opere militari, danneggiamento ambientali. Tra di loro figurano nomi eccellenti che, secondo le prime indiscrezioni, comparirebbero anche nell'inchiesta di Belluno: sono quelli dei re della ghiaia Maurizio e Roberto Grigolin, della Fornaci Calce Grigolin e della Superbeton Spa di Ponte della Priula. I due imprenditori, stando alle contestazioni degli inquirenti, avrebbero rubato la ghiaia del Piave prelevandola dalla golena e dall'alveo in occasione delle piene. Sotto accusa anche altri imprenditori, titolari di aziende di autotrasporti che stoccavano materiali nella golena e residenti della zona che avrebbero esteso abusivamente le loro proprietà inglobando 11 mila metri quadri di terreno demaniale per destinarlo alla coltivazione del mais.
Il nome di Roberto Grigolin figura anche in un'altra inchiesta della Procura di Treviso: quella sulle tangenti della ghiaia, mazzette che i cavatori avrebbero pagato al padovano Michele Ginevra, funzionario della Regione, per ottenere corsie preferenziali per le loro pratiche.[…]
Ma ecco l’unico intervento del nostro Sindaco sul tema Cava:
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Il Gazzettino Giovedì, 11 Marzo 2004
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RAVEO Le cave di gesso fanno vivere il paese, il sindaco difende la scelta RAVEO. Ambiente o sviluppo, protezione totale o scommessa sul futuro? Il sindaco interviene nella polemica aperta dai consiglieri regionali Petris e Della Pietra in merito all'apertura della cava di gesso nel Comune. Dice Flavio Solari: "Come al solito succede in queste occasioni, che una parte politica, invece di affrontare in termini moderni e positivi l'argomento, cerca di creare sterili contrapposizioni tra gli amministratori locali per garantirsi una manciata di voti alle prossime consultazioni elettorali. I consiglieri rinnegano la grande valenza culturale e democratica che assume il procedimento della valutazione dell'impatto ambientale (Via) nell'ambito della tematica. Si ricorda che negli anni successivi la grave crisi economica del 1929, a Raveo lungo il bacino del Chiarzò, risultavano attivi tre bacini estrattivi nei quali veniva coltivato gesso da costruzione e per l'agricoltura, quindi la cava non è una novità, ma la semplice riproposizione di una attività produttiva". Per il sindaco un modo di evitare l'emigrazione e la saggezza della gente di montagna ha permesso di mantenere in serbo queste "risorse" per attivarle in tempi di crisi. Infatti il primo parere positivo all'apertura della cava è stato rilasciato dall'amministrazione Ariis nel 1984 e confernata in seguito, con un percorso che unifica le amministrazioni comunali di Raveo: "Vogliamo - dice - garantire un futuro economico alla comunità". L'apertura della Cava di Raveo garantirebbe alle casse comunali un introito annuale costante di 35 mila euro. Abbastanza, secondo il Comune, per garantire l'assistenza agli anziani. Infine si rileva che la cava che sarà coltivata con tecniche innovative, non creerà alcun problema alle zone di parco, anzi il suo ripristino che andrà oltre il "ripristino normale" permetterà un recupero a fini produttivi del versante.
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Che dire?
È piuttosto strano come mentre il Sindaco non risponde alle richieste presentategli, dall’altro polemizzi con chi ha sollevato un problema che purtroppo a livello locale continua ad essere totalmente ignorato dal primo cittadino. È curioso come mentre si ricorda la grande valenza democratica della VIA, non si attui il confronto con la popolazione che la stessa legge sulla VIA (Valutazione d’Impatto Ambientale) impone.
Purtroppo si è giunti al gesto estremo di non convocare neppure il Consiglio Comunale, richiestogli ben 20 giorni fa per affrontare il problema della cava. Si tratta di una grave violazione dello Statuto Comunale, della Legge e della democrazia. Questa sì!
Fa rabbrividire come ci si ricordi degli anziani quando fa comodo.
Se davvero vi fosse la volontà di favorire gli anziani, sarebbe sufficiente che le spese che il Comune dovrà sostenere per garantire la viabilità per l’accesso alla cava venissero utilizzate per progetti relativi a tali interventi.
E poi cosa c’entra ora la crisi del 1929 con la situazione economico, ambientale, culturale di oggi? Da cosa si deduce che la dismissione della cava era dovuta alla volontà di conferire oggi al Comune di Raveo un’indennità di €35000? Da dove deriva tanta certezza, visto che l’indennità si basa sulla quantità di materiale escavato e quella non dipende dal Sindaco?